Pubblico qui il mio intervento sulla votazione del Bilancio Comunale che leggerò oggi durante il Consiglio Comunale.
Lo tsunami finanziario, originato dal sistema bancario americano che ha dilatato oltre ogni limite il credito al consumo, ha travolto non solo le maggiori banche, ma anche tutte le economie nazionali, ormai globalizzate, gettando scompiglio nei mercati finanziari e avviando un periodo di marcata recessione, i cui sviluppi, drammatici soprattutto sul piano occupazionale, sono ancora tutti da scoprire.
Anche il nostro sistema paese sta pesantemente pagando le conseguenze di questa crisi (forse un po’ meno di altri paesi industrializzati, per merito, una volta tanto, di una certa latina saggezza che ci ha reso diffidenti verso talune suggestioni della new economy anglosassone).
In questa difficile situazione, comunque, occorre che tutte le articolazioni dello stato e tutte le istituzioni, ancor prima dei privati, assumano comportamenti coerenti per contrastare la recessione in atto, favorendo gli investimenti produttivi e risparmiando risorse da destinare alle fasce più deboli della popolazione e agli ammortizzatori sociali.
La Presidenza della Repubblica italiana, ancora una volta, ha dato l’esempio riducendo del 2,5% le spese per beni e servizi, tagliando il numero dei corazzieri e bloccando il turn over.
Stento, invece, a cogliere la stessa linea di condotta nella proposta di bilancio del 2009 del Comune di Ferrara. Il numero dei dipendenti, nonostante la esternalizzazione della maggior parte dei servizi pubblici, resta più o meno invariato intorno alle 1500 unità (1 ogni 86 abitanti), tra i più alti di tutta la regione.
La spesa per il personale, ovviamente, supera i 50 milioni di euro, assorbendo oltre il 40% delle entrate correnti (di cui ai titoli 1°, 2 °,3°).
Se aggiungiamo i trasferimenti (dovuti ai servizi esternalizzati) che aumentano del 19% rispetto al 2008 e che raggiungono quasi i 15 milioni di euro, e poi gli interessi passivi che aumentano del 4%, le imposte e tasse del 65% (da 3191 del 2008 a 5271 del 2009) e le spese generali che viaggiano oltre i 10 milioni, si comprende chiaramente quanto questo bilancio corrente sia ingessato e come si riduca, rispetto al 2008, la disponibilità di risorse per beni e servizi essenziali.
L’aspetto più grave e preoccupante della situazione, è dato, però, dallo stato di indebitamento del Comune.
Se nel 2008 il debito è aumentato di 4248 milioni, rispetto al 2007, nel 2009 aumenterà di ben 17287 milioni, nel 2010 di ulteriori 32195 milioni e nel 2011 di altri 24426 milioni, fino a raggiungere in 3 anni la stratosferica somma di 240308 milioni.
Ora ogni cittadino ferrarese deve sapere di avere un debito di circa 1230 euro.
Nell’attuale pesantissima congiuntura, in presenza di un tessuto economico-produttivo più debole rispetto alla maggior parte degli altri capoluoghi di regione e tenuto conto che un 20% della popolazione non sa più come fare quadrare il bilancio familiare per arrivare a fine mese, è realisticamente prospettabile l’ipotesi di sovraccaricare il peso del debito che grava su ogni concittadino, passando da 1230 a 1366 euro nel 2009, a 1605 nel 2010, a 1787 nel 2011?
Se ciò dovesse avvenire non oso immaginare a quanto salirebbero le rate dei mutui!
Non voglio fare commenti e meno che mai apprezzamenti, perché immutata resta la mia stima per chi ha fatto queste previsioni che non posso, però, in alcun modo condividere.
Le ritengo sbagliate perché determinerebbero una situazione economica finanziaria del Comune impossibile da gestire nei prossimi anni.
La motivazione, per tanto, del mio voto negativo sul bilancio del 2009, l’ha già scritta il Collegio dei Revisori dei Conti: “La rigidità della composizione del bilancio di parte corrente aumenta progressivamente e va ad erodere nel corso degli anni le risorse destinabili ad altre attività gestionali, lasciando ridotti margini di discrezionalità nel contenimento della spesa imponendo l’impegno di precise scelte strutturali”
Sono consapevole che il voto contrario al bilancio significa politicamente la fuori uscita dalla maggioranza e l’approdo nel gruppo misto. Sono altresì consapevole che questa decisione modifica i presupposti politici con cui è avvenuta la mia elezione a Presidente del Consiglio comunale, proposta della maggioranza, e con il voto di tutta l’opposizione. Per ragioni di opportunità e di rispetto verso tutti i Consiglieri, domani stesso provvederò a rassegnare le dimissioni da Presidente del Consiglio comunale.
Lo tsunami finanziario, originato dal sistema bancario americano che ha dilatato oltre ogni limite il credito al consumo, ha travolto non solo le maggiori banche, ma anche tutte le economie nazionali, ormai globalizzate, gettando scompiglio nei mercati finanziari e avviando un periodo di marcata recessione, i cui sviluppi, drammatici soprattutto sul piano occupazionale, sono ancora tutti da scoprire.
Anche il nostro sistema paese sta pesantemente pagando le conseguenze di questa crisi (forse un po’ meno di altri paesi industrializzati, per merito, una volta tanto, di una certa latina saggezza che ci ha reso diffidenti verso talune suggestioni della new economy anglosassone).
In questa difficile situazione, comunque, occorre che tutte le articolazioni dello stato e tutte le istituzioni, ancor prima dei privati, assumano comportamenti coerenti per contrastare la recessione in atto, favorendo gli investimenti produttivi e risparmiando risorse da destinare alle fasce più deboli della popolazione e agli ammortizzatori sociali.
La Presidenza della Repubblica italiana, ancora una volta, ha dato l’esempio riducendo del 2,5% le spese per beni e servizi, tagliando il numero dei corazzieri e bloccando il turn over.
Stento, invece, a cogliere la stessa linea di condotta nella proposta di bilancio del 2009 del Comune di Ferrara. Il numero dei dipendenti, nonostante la esternalizzazione della maggior parte dei servizi pubblici, resta più o meno invariato intorno alle 1500 unità (1 ogni 86 abitanti), tra i più alti di tutta la regione.
La spesa per il personale, ovviamente, supera i 50 milioni di euro, assorbendo oltre il 40% delle entrate correnti (di cui ai titoli 1°, 2 °,3°).
Se aggiungiamo i trasferimenti (dovuti ai servizi esternalizzati) che aumentano del 19% rispetto al 2008 e che raggiungono quasi i 15 milioni di euro, e poi gli interessi passivi che aumentano del 4%, le imposte e tasse del 65% (da 3191 del 2008 a 5271 del 2009) e le spese generali che viaggiano oltre i 10 milioni, si comprende chiaramente quanto questo bilancio corrente sia ingessato e come si riduca, rispetto al 2008, la disponibilità di risorse per beni e servizi essenziali.
L’aspetto più grave e preoccupante della situazione, è dato, però, dallo stato di indebitamento del Comune.
Se nel 2008 il debito è aumentato di 4248 milioni, rispetto al 2007, nel 2009 aumenterà di ben 17287 milioni, nel 2010 di ulteriori 32195 milioni e nel 2011 di altri 24426 milioni, fino a raggiungere in 3 anni la stratosferica somma di 240308 milioni.
Ora ogni cittadino ferrarese deve sapere di avere un debito di circa 1230 euro.
Nell’attuale pesantissima congiuntura, in presenza di un tessuto economico-produttivo più debole rispetto alla maggior parte degli altri capoluoghi di regione e tenuto conto che un 20% della popolazione non sa più come fare quadrare il bilancio familiare per arrivare a fine mese, è realisticamente prospettabile l’ipotesi di sovraccaricare il peso del debito che grava su ogni concittadino, passando da 1230 a 1366 euro nel 2009, a 1605 nel 2010, a 1787 nel 2011?
Se ciò dovesse avvenire non oso immaginare a quanto salirebbero le rate dei mutui!
Non voglio fare commenti e meno che mai apprezzamenti, perché immutata resta la mia stima per chi ha fatto queste previsioni che non posso, però, in alcun modo condividere.
Le ritengo sbagliate perché determinerebbero una situazione economica finanziaria del Comune impossibile da gestire nei prossimi anni.
La motivazione, per tanto, del mio voto negativo sul bilancio del 2009, l’ha già scritta il Collegio dei Revisori dei Conti: “La rigidità della composizione del bilancio di parte corrente aumenta progressivamente e va ad erodere nel corso degli anni le risorse destinabili ad altre attività gestionali, lasciando ridotti margini di discrezionalità nel contenimento della spesa imponendo l’impegno di precise scelte strutturali”
Sono consapevole che il voto contrario al bilancio significa politicamente la fuori uscita dalla maggioranza e l’approdo nel gruppo misto. Sono altresì consapevole che questa decisione modifica i presupposti politici con cui è avvenuta la mia elezione a Presidente del Consiglio comunale, proposta della maggioranza, e con il voto di tutta l’opposizione. Per ragioni di opportunità e di rispetto verso tutti i Consiglieri, domani stesso provvederò a rassegnare le dimissioni da Presidente del Consiglio comunale.

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