La realizzazione di un impianto produttivo per la produzione di silicio solare, la materia prima necessaria alla costruzione di pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica, previsto all'interno del perimetro del petrolchimico di Ferrara, costituisce una scelta giusta e importante che va nella direzione di riqualificare le aree industriali dismesse con l'introduzione di attività industriali assolutamente innovative e poco inquinanti.
Il piano particolareggiato, approdato in Consiglio ieri, presenta aspetti assolutamente discutibili dal punto di vista urbanistico. Come in tutti i piani particolareggiati, infatti, anche qui sarebbe stato necessario individuare gli standard urbanistici previsti dall'articolo 46 della legge regionale 47/78, nella misura del 15% della superficie destinata all'insediamento produttivo. Tali spazi pubblici, una volta realizzati secondo le norme, devono essere ceduti gratuitamente al Comune. Nella delibera discussa dal Consiglio Comunale, è previsto che lo standard pubblico venga messo a disposizione del privato da parte del Comune, esattamente il contrario di ciò che la legge dispone. Si tratta di una procedura incomprensibile e non riconducibile a nessuna vigente disposizione di legge, anche perché la monetizzazione degli standard previsti vanifica il significato stesso del piano particolareggiato. Al di là di queste considerazioni tecnico-giuridiche, resta il fatto grave che l'insediamento di questa attività produttiva, in sé importante, avrebbe richiesto un'adeguata area di mitigazione ambientale in una zona alberata nella quale il modesto inquinamento trovasse una compensazione nell'ossigeno prodotto.
In altri termini, al di là delle tante buone intenzioni dichiarate, anziché pretendere di far rispettare la legge, chiedendo al privato di realizzare le quote di verde e di parcheggio previste, la Giunta ha fatto la scelta di incassare i soldi della monetizzazione, a danno dell'ambiente circostante.
Il piano particolareggiato, approdato in Consiglio ieri, presenta aspetti assolutamente discutibili dal punto di vista urbanistico. Come in tutti i piani particolareggiati, infatti, anche qui sarebbe stato necessario individuare gli standard urbanistici previsti dall'articolo 46 della legge regionale 47/78, nella misura del 15% della superficie destinata all'insediamento produttivo. Tali spazi pubblici, una volta realizzati secondo le norme, devono essere ceduti gratuitamente al Comune. Nella delibera discussa dal Consiglio Comunale, è previsto che lo standard pubblico venga messo a disposizione del privato da parte del Comune, esattamente il contrario di ciò che la legge dispone. Si tratta di una procedura incomprensibile e non riconducibile a nessuna vigente disposizione di legge, anche perché la monetizzazione degli standard previsti vanifica il significato stesso del piano particolareggiato. Al di là di queste considerazioni tecnico-giuridiche, resta il fatto grave che l'insediamento di questa attività produttiva, in sé importante, avrebbe richiesto un'adeguata area di mitigazione ambientale in una zona alberata nella quale il modesto inquinamento trovasse una compensazione nell'ossigeno prodotto.
In altri termini, al di là delle tante buone intenzioni dichiarate, anziché pretendere di far rispettare la legge, chiedendo al privato di realizzare le quote di verde e di parcheggio previste, la Giunta ha fatto la scelta di incassare i soldi della monetizzazione, a danno dell'ambiente circostante.

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