martedì 27 gennaio 2009

In memoria di Luigi Preti

Riporto qui il mio intervento al Consiglio Comunale di ieri, 26 gennaio, che ha ricordato ufficialmente e solennemente la scomparsa di Luigi Preti.


La politica è sempre stata la sua più grande passione, quella per la quale ha profuso le energie di tutta una vita. La più grande, ma non l'unica passione. Perché Luigi Preti, che ci ha lasciato nei giorni scorsi e che qui oggi solennemente e con mestizia commemoriamo, ha coltivato mille interessi, fra i quali, con successo, quello della scrittura. Uomo di grande fervore intellettuale, di inesausta curiosità culturale, di talenti ed estri letterari, è stato autore di numerose pubblicazioni e di alcune significative opere di narrativa, fra le quali indimenticabile resta il romanzo "Giovinezza giovinezza", con il quale nel 1964 vinse il premio Bancarella e da cui il regista Franco Rossi trasse ispirazione per un film presentato nelle sale cinematografiche nel 1969.
Ma al di klà di quelle che rimasero per lui sospirate pause e piccole fughe dalla quotidiana frenesia, cui il suo ruolo pubblico lo sottoponeva, il fulcro della sua esistenza ruotava attorno all'asse della politica. Per sei volte eletto nel Consiglio Comunale di Ferrara come rappresentante del Partito Socialdemocratico Italiano, del quale fu tra i fondatori e per decenni esponente ai massimi livelli fino a diventarne presidente nazionale, Luigi Preti è stato uno dei protagonisti dell'Italia Repubblicana: quattordici volte ministro, nove volte parlamentare, deputato già alla Costituente e, come accennato, anche scrittore e poeta.
Preti maturò presto convinzioni socialiste e si schierò con il fronte antifascista venendo denunciato nel 1941 al Tribunale Militare per offesa alla monarchia, disfattismo politico e insubordinazione. Dalla fucilazione lo salvò la caduta del regime. Nominato, dopo la Liberazione, segretario della federazione Psiup di Ferrara, fu eletto alla Costituente per il collegio di Bologna-Ferrara-Ravenna-Forlì. La scissione socialista di Palazzo Barberini del gennaio del '47 vide Preti aderire al nuovo Partito Socialista dei lavoratori italiani di Giuseppe Saragat.
Fra i tanti incarichi prestigiosi assolti lo ricordiamo Ministro della Pubblica Amministrazione nei governi di centrosinistra guidati da Aldo Moro. Nel 1971 condusse a termine un lungo iter parlamentare per l'approvazione della Riforma Tributaria che prese il suo nome.
A Ferrara, la sua città, è sempre rimasto legato e ai suoi bisogni sempre attento. L'affetto profondo che nutriva è confermato anche dal recente dono della sua biblioteca personale - composta da circa ottomila volumi, alla nostra Università: una collezione ricca di testi di argomento prevalentemente giuridico, economico e socio-politico, ma che comprende anche una vasta selezione di libri di arte, letteratura, scienze, filosofia e un'importante raccolta di atti parlamentari.
Un paio di anni fa, al cronista di un quotidiano locale che gli chiedeva se ancora seguisse la politica, rispose: "Leggo tutti i giorni tre giornali e ascolto la tv, scrivo articoli per l'Avanti che li pubblica in prima pagina e il Carlino, che me ne pubblica uno su dieci, forse a causa dei miei anni. Ma intuito e capacità non sono in relazione all'età. Sono vecchio e non vedo quasi l'ora di morire, ma l'acume l'ho ancora per giudicare questa triste situazione politica italiana".
Una sferzata e un vigoroso monito per tutti coloro che hanno un ruolo nelle istituzioni e nella gestione della cosa pubblica, che ci richiama qui ed ora al massimo impegno e al più alto senso di responsabilità.

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